Gli ultimi aggiornamenti dal Blog

UNA “FILOSOFIA” NUOVA: LA CARTA DEI VALORI DI FILOSOFIA FISCALE

admin Nessun commento
20
ago

Con il blog di oggi inizia una serie di interventi dedicati alla carta dei valori di Filosofia Fiscale. La nostra “filosofia” poggia su 10 Consapevolezze: ognuna di esse altro non è che è una visione nuova, una strada alternativa per creare un sistema più equo, trasparente, orientato alla crescita sostenibile e alla giustizia.

 “Il valore dell’onestà: l’evasione danneggia l’evasore”.

Quante volte abbiamo sentito parlare di evasione fiscale e quante volte di contrasto all’evasione fiscale. Innumerevoli.

Sì perché il nostro Paese è tra i «maggiori evasori» del continente, contando, secondo delle cifre di stima, un’evasione fiscale stimata ogni anno tra i 150 e i 200 miliardi, a cui però bisogna aggiungere ben altri 60 miliardi di spese vive che il nostro Paese affronta per gestire i reati legati ad evasione, corruzione e simili. L’evasione corrisponde a circa il 30% delle entrate fiscali totali che dovrebbero essere versate, quindi a circa il 10 per cento del Prodotto interno lordo.

Ma quante volte abbiamo sentito parlare di onestà? Quante volte abbiamo letto e ragionato sul fatto che l’evasione è legata al livello di integrità e di cultura di un Paese e di chi ci vive? E quante volte abbiamo pensato che, forse, il primo danneggiato dell’evasione è l’evasore stesso, ancora prima dello Stato?

Pochissime.

Anzi, l’evasione viene spesso percepita come una sorta di dinamica socialmente accettata, una necessaria reazione al comportamento disonesto di altri e al malfunzionamento del sistema, un metodo che porta giustizia laddove non ce n’è e che permette all’evasore di avvantaggiarsi, di sopravvivere e di non lasciarsi schiacciare dalla pressione fiscale.

Ma questa è solo un’illusione.

La verità è che il primo vero danno non sono i 150 o i 200 miliardi di mancato gettito ma le conseguenze che l’evasione produce proprio sull’evasore e sulla sua capacità di pretendere uno Stato fondato sulla giustizia (e pertanto sulle possibilità di crearlo).

Chi vive in uno stato di “disonestà”, anche se per pochi spicci (non dimentichiamo che non è mai solo una questione di quantità ma soprattutto di principio), non può sentirsi “a posto” e sereno e quindi, anche se pensa di aver agito in proprio favore, in realtà si è messo in una posizione di estrema debolezza, dalla quale non può pretendere nulla. Può lamentarsi, può pensare che gli altri facciano peggio di lui e quindi giustificarsi, può trovare motivazioni che per certi versi paiono valide per spiegare il suo comportamento e perpetuarlo ma quello che non può fare è rivendicare onestà, giustizia e rispetto delle regole.

Non possiamo chiedere legittimamente qualcosa che non sappiamo dare o fare noi stessi.

Ed è quindi prima di tutto il contribuente che ha il dovere di rivendicare il ruolo dello Stato per garantire giustizia. E può farlo solo se ha ricostruito dentro di sé le basi per pretendere dagli altri valori che lui stesso ha intenzione di rispettare sempre e quindi se ha profondamente compreso che ogni comportamento disonesto va contro il suo interesse e non solo quello dello Stato, che peraltro – non dimentichiamolo – altro non è che la rappresentazione di noi tutti come “insieme”.

Lo Stato ha poi certamente il dovere di creare le condizioni affinché il contribuente si comporti in maniera onesta e giusta e ha il compito di guidarlo, di indirizzarlo, di riferirgli regole e pene finalizzate al rispetto di valori fondamentali – come quello dell’onestà – per permettergli di sentirsi intimamente sereno e desideroso di vivere in un Paese equo, basato sulla giustizia e la legalità. Anche lo Stato per fare questo, in un certo senso deve saper ricostruire dentro di sé le basi per poter offrire ai contribuenti questo “servizio”, garantendo che tutti paghino le tasse e in una quantità sostenibile e con criteri e modalità che integrino realmente i principi che stanno alla base del nostro sistema tributario ma che attualmente non sono rispettati.

Ecco quindi, Filosofia fiscale suggerisce una visione nuova: se vogliamo pagare meno tasse e vivere in un Paese dove regni la legalità, l’equità e la giustizia, iniziamo a diventare Consapevoli che il comportamento evasivo prima di tutto fa male all’evasore e che l’onestà è l’unica via sostenibile per garantirci un futuro, anche migliore.

Condividi questo articolo: