Gli ultimi aggiornamenti dal Blog

DUBBI INTERPRETATIVI? ESISTE LO STRUMENTO DELL’INTERPELLO.

admin Nessun commento
20
ago

È stato recentemente approvato un decreto che modifica la disciplina degli interpelli in attuazione della legge delega fiscale di cui al L. 23/2014.

L’interpello è uno strumento con il quale il contribuente può, per l’appunto, “interpellare” il Fisco rispetto a situazioni di incertezza o difficoltà.

Come è noto capita spesso che il contribuente si trovi in situazioni di dubbio rispetto all’applicazione di una norma ovvero di un comportamento da tenere sul piano fiscale. Questo è principalmente dovuto alla complessità del sistema normativo tributario ed è un problema da non sottovalutare, considerato che può portare problemi seri nel momento in cui, in un’epoca successiva rispetto al momento in cui il contribuente ha scelto di agire in un modo anziché in un altro, gli venga contestato dal Fisco il comportamento che ha tenuto.

In un’ottica “collaborativa” e per permettere di contenere il famigerato “rischio fiscale” (e sempre in attesa di riforme che semplifichino le norme e la loro applicazione) è stato previsto uno strumento che permette di confrontarsi con il Fisco in via preventiva – e quindi prima di porre in essere un comportamento anziché un altro – per avere un parere.

Secondo le nuove disposizioni ci sono vari tipi di interpello:

  • interpello ordinario interpretativo, con il quale il contribuente chiede un parere all’Agenzia delle Entrate, in caso di obiettive condizioni di incertezza sull’interpretazione delle disposizioni tributarie, in relazione alla loro applicazione a casi concreti e personali.
  • interpello ordinario qualificatorio, che consiste nella richiesta di un parere in ordine alla corretta qualificazione delle fattispecie fiscali, quando sussistono obiettive condizioni di incertezza alla luce delle disposizioni tributarie applicabili alle medesime.
  • interpello probatorio, con il quale il contribuente chiede un parere all’Amministrazione finanziaria in merito alla sussistenza delle condizioni ovvero alla idoneità degli elementi probatori offerti dal contribuente ai fini dell’adozione di un determinato regime fiscale;
  • interpello anti-abuso, con il quale il contribuente può chiedere all’Amministrazione se le operazioni che intende realizzare costituiscono fattispecie di abuso del diritto;
  • interpello disapplicativo, attraverso il quale il contribuente richiede un parere all’Amministrazione in ordine alla sussistenza delle condizioni che legittimano la disapplicazione di norme tributarie che limitano deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta o altre posizioni soggettive del soggetto passivo.

La risposta del  Fisco deve pervenire entro 90 o 120 giorni (a seconda della tipologia di interpello) e vincola ogni organo dell’Amministrazione con esclusivo riferimento alla questione oggetto dell’istanza di interpello presentata e limitatamente al richiedente. In caso in mancata risposta da parte dell’Amministrazione finanziaria vale la regola del silenzio-assenso.

Hanno la facoltà di presentare istanza di interpello i contribuenti anche non residenti e i sostituti o responsabili dell’imposta, a condizione che il caso posto all’attenzione dell’Amministrazione finanziaria si riferisca a casi concreti e personali.

Condividi questo articolo: